Vi presento Tina

Forse è venuto il momento che vi racconti come ho conosciuto Tina. Tina è quella che letterariamente si definirebbe la mia giovane amica. Il che tecnicamente è vero visto che ha 10 anni meno di me, ma siccome io ne ho 27, la differenza di età non rappresenta quasi un elemento rilevante nel nostro rapporto. Comunque, no, non faccio nulla di illegale con lei, se il vostro pensiero è subito corso ai problemi giuridici del fare sesso con minorenni.

Tutto fra me e Tina è cominciato con una violenta minaccia alla sua incolumità fisica mentre eravamo in mezzo ad una strada. D’altronde stavo impazzendo. Non riuscivo più ad essere certo che quello che mi stava succedendo fosse reale o parto della mia mente. Avevo notato ormai da due settimane questa ragazzina che incrociavo “casualmente” sempre più spesso durante la giornata. Il che non era normale perché in una città come Milano (dove allora abitavo) una persona la puoi incontrare una volta e con il massimo delle probabilità non la rivedrai mai più per il resto della vita.

Invece questa giovane ragazza biondina compariva all’orizzonte, sbucava da dietro un palazzo, scendeva da una metro o da un tram. Io la vedevo con la coda dell’occhio e lei scompariva. Per farla breve Tina mi seguiva. Mi pedinava. Un giorno in particolare ho avuto paura, è stata una sera in cui tornando a casa mi accorsi che l’avevo alle spalle da ormai un ora. Non volevo essere paranoico, ma perché una persona dovrebbe seguirti? Fino a casa poi. E’ leggittimo pensare che ti voglia o possa fare del male. Ma io non avevo nemici, o almeno non quel tipo di nemici che ti vogliono fare fuori o vogliono raccogliere delle informazioni sul tuo conto. Sono solo un consulente alimentare, mi dicevo. Nessuna holding dell’agrotecht potrebbe essere interessata a me. Sapevo che nel nostro ambiente esisteva lo spionaggio industriale, ma non avevo l’immodestia di pensare di essere un obbiettivo interessante per chi che sia.

Quando infine mi decisi a fare io la mossa opposta, cioè provare a seguiere lei, non mi ci volle molto per braccarla in un angolo in un incrocio del centro. Ero agitato e volevo spiazzarla e terrorizzarla, perché mi sembrava l’unica soluzione per avere quello che volevo sapere. La presi per il bavero del giubbotto. «Stupida puttana, dimmi perché mi segui e chi ti manda e fallo ora perché poi conto fino a tre e dopo qui sarà una pozzangera si sangue piena dei tuoi dentini da latte», minacciai con una violenza che stupì anche me. Non vi fu dubbio che il mio assalto alle spalle la soprese e la spaventò, ma riuscì comunque ad uscirsene con una battuta. «Senti Bruce Willis non farmi del male ti prego, se ti calmi ti spiego tutto, mi hai scoperta, ok, ma ti assicuro che non c’è nessuno che mi manda, ho fatto tutto da sola ti giuro, non farmi del male, ti posso spiegare tutto». Le dissi di dirmi tutto e di farlo in fretta, e la minacciai nuovamente. Nella mezz’ora che seguì venne fuori che Tina stava facendo una sorta di gioco letterario con una sua amica, entrambe stavano pedinado una persona e raccogliendo tutte le informazioni possibili. Io ero stato scelto dal caso o meglio da Google. Aveva visto il mio profilo nel sito della mia compagnia per pura combinazione e la storia di uno che “assaggia merendine” per lavoro le era sembrato sufficientemente bizzaro e curioso per poterci scrivere sopra la sua parte di racconto. La seconda parte ovviamente toccava alla sua amica che doveva fare altrettanto con un altro sconosciuto, che però doveva essere una donna. Le due storie reali, cioè le vite mie e dell’altra protagonista, si sarebbero poi incontrate artificialmente nella scrittura a due mani del racconto dove i due protagonisti avrebbero avuto una sorta di storia d’amore. La mia partener reale e immaginaria allo stesso tempo, faceva un lavoro altrettanto curioso agli occhi di Tina e della sua amica, era la dietologa dei pesci dell’acquario cittadino.

Quando Tina finì il suo racconto, mi sembrò una storia balorda la sua, ma mi convinsi che doveva corrispondere al vero. Venne fuori che sapeva moltissimo di me, era stata un agente per molti versi impeccabile, (anche se se nel pedinaggio era un po’ scarsa visto che mi ero accorto abbastanza in fretta della sua presenza) era arrivata addirittura a ispezionare in almeno tre occasioni i sacchetti dell’immondizia che gettavo nel bidone sotto casa. «Certo che non hai proprio meglio da fare!», la arringai con poca convinzione, aggiungendo con ancor minore credibilità paternalistica: «Alla tua età bisognerebbe passare il tempo a marcire sui libri di scuola». Mi guardò con un sorrisetto arrogante e intelligente, sapeva benissimo che la sua storia aveva avuto successo su di me. E così che siamo diventati amici.

April 14, 2006. Uncategorized.

2 Comments

  1. Nannini replied:

    Benvenuto: a Roma, nel mondo autoreferenziale dei blog, e fra i link del meraviglioso Nannini.

  2. evacarriego replied:

    ciao, non scrivi come un ventisettenne
    ti dirò cosa significa appena lo capirò

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